L'effetto Campi Flegrei fino al Parco Archeologico di Pompei.
Nonostante la distanza di oltre trenta chilometri, poco dopo la scossa verificatasi stamani alle 6.48, con una magnitudo di 3.2, seguita da un'altra di 2.1 alle 6.51, si è verificato il cedimento parziale di un muro e di una porzione di volta nell'insula Meridionalis dell'area archeologica.
La struttura aveva subito danni in passato, durante il sisma del 1980, che aveva colpito l'Irpinia e la Campania intera. Con gli interventi programmati e realizzati grazie ai Fondi Europei, era stata puntellata ed erano in corso restauri. Quella interessata è un'area molto estesa: per fortuna il crollo si è verificato in un orario in cui non c'erano operai al lavoro. Si tratta di una di quelle strutture con malta ormai consumata e mattoni fragili e quindi a maggior rischio di cedimento. Le strutture e i materiali degli edifici bimillenari, corrosi dal tempo, sono infatti spesso fragilissimi, al punto da sbriciolarsi a causa delle intemperie.
Il bradisismo in atto nei Campi Flegrei, stando a quanto comunicato dalla Soprintendenza archeologica, sarebbe dunque ora responsabile del crollo della struttura, che non ha causato danni a persone. Consola che in quel luogo non siano "presenti affreschi o reperti mobili", come spiega una nota della Soprintendenza, che fa sapere che si lavora alla messa in sicurezza dell'area, mentre è stato immediatamente avviato un controllo a tappeto su tutto il parco archeologico di Pompei, che ogni giorno supera la media dei 15mila visitatori. Un team di esperti esterni collabora al controllo. A questi, sottolinea ancora la Soprintendenza, "è stato affidato il monitoraggio sistematico e periodico dei 13mila ambienti della città antica, basato su una piattaforma digitale sviluppata appositamente a tal fine. I dati del monitoraggio servono per programmare le attività di manutenzione, essenziali per la conservazione delle strutture".










