di
Massimiliano Nerozzi
In primo grado professionisti e giudici «torinesi» avevano assolto Alberto Stasi, in un elogio del «ragionevole dubbio».
Tra una perizia medico-legale e il processo in abbreviato, nel dicembre 2009, in primo grado, professionisti e giudici «torinesi» avevano assolto Alberto Stasi, in un elogio del «ragionevole dubbio». Seminato un po’ ovunque, a partire dalle tracce di sangue che avrebbero dovuto esserci sulle scarpe dell’assassino: «Gli esperimenti condotti sui pedali e tappetini di autovetture — scrivono i medici legali Fabrizio Bison e Lorenzo Varetto e il professor Carlo Robino — non hanno dato risultati sempre positivi: dopo calpestamento di sangue secco, il tappetino è risultato luminol-negativo».
Le macchie Sul punto, sono indicative le righe scritte in relazione alla sperimentazione fatta dai Ris di Parma: «I risultati sono noti: dopo calpestamento di sangue descritto come quasi completamente secco, residuavano sulla superficie della suola delle scarpe utilizzate macchie di sangue macroscopicamente visibili; dopo molto ore, di tale sangue permanevano ancora tracce visibili macroscopicamente (ed evidenziabili con Luminol), con possibilità di estrazione del Dna del donatore». Segue: «Il dato è a prima vista suggestivo; tuttavia, negli esperimenti che abbiamo condotto, questa situazione si è verificata solo nel caso di calpestamento di macchie umide di dimensioni ragguardevoli. Questi risultati sono pertanto da interpretare con attenzione e come rappresentazione solo parziale delle varie situazioni prospettabili».






