PADOVA. Dove trova tutta questa forza non lo sa nemmeno lui. Sprofondato in un inferno di dolore, ma sempre distante da qualsiasi parola d’odio. Ha preso questa disperazione e l’ha trasformata in forza per aiutare «le altre Giulia». È ciò che Gino Cecchettin ripete per spiegare il lavoro con la fondazione che porta il nome della figlia, uccisa l’11 novembre di due anni fa dall’ex fidanzato. «Ma dove trova la forza?». E lui ammette: «Non ho una risposta». Però. «Però so che va fatto. E io lo faccio per mia figlia Giulia e per tutte le donne vittime di violenza. Continuerò a prodigarmi per cercare di salvare le loro vite». Sente accanto sua figlia? «Lei era buona, altruista e io sto facendo di tutto per somigliare a lei. In un certo senso, è lo spirito di Giulia a darmi la forza per andare avanti e per fare il lavoro con la fondazione». Qual è il bilancio, finora? «Il lavoro è iniziato a novembre, ma è servito del tempo per preparare un piano formativo. Abbiamo coinvolto una decina di docenti universitari, specializzati nelle diverse aree tematiche variamente coinvolte - dalla pedagogia alla filosofia - che stanno elaborando una proposta educativa da portare all’Università di Firenze, per la formazione degli insegnanti della scuola primaria».
Gino Cecchettin: “Lo spirito di Giulia vive. Ferito dalle motivazioni della condanna di Turetta”
Il padre della ragazza uccisa: «Avrei voluto più sensibilità da parte dei giudici nella sentenza. Contro la violenza la Fondazione lavora per formare anche gli…






