Noce, una cagnolina di pochi mesi, viveva in un seminterrato buio, tra avanzi di cibo, legata a una corda ruvida. La salvezza arrivò con una vicina di casa, che la portò da Alessandro Landini e dal suo mastino tibetano Bud. Con loro, Noce trovò una famiglia, fino alla diagnosi di una grave anemia emolitica. «Nelle vene di Noce scorre più acqua che sangue. Servono trasfusioni», disse il veterinario. Alessandro, con il cuore in gola, si chiese da dove potesse arrivare quel sangue. Così scoprì i cani donatori, un mondo sconosciuto ai più. Tre sacche riportarono Noce a scodinzolare, intrecciando un filo rosso con Bud, che divenne un eroe della Banca del Sangue di Perugia. Con la sua stazza imponente e il mantello bicolore striato di bianco, Bud era un donatore ideale: oltre i 20 chili, sano, docile, perfetto fino agli 8 anni. Oggi, compiuto il decimo compleanno non dona più, ma la sua storia illumina un sistema che pochi conoscono.