Lady Amanda Feilding, aristocratica britannica, ricercatrice fuori dagli schemi e paladina delle sostanze psichedeliche, è morta all'età di 82 anni nel suo castello di Beckley Park, nell'Oxfordshire (Inghilterra). La notizia della scomparsa, avvenuta il 22 maggio, è stata pubblicata oggi dal quotidiano londinese The Telegraph.
Per alcuni era la «Crackpot Countess», la «contessa svitata», oppure la «contessa dell'Lsd», per altri, semplicemente, la «regina della coscienza»; di certo, nessuno che abbia incrociato il suo cammino potrà dimenticarla. Feilding, contessa di Wemyss e March, ha dedicato l'intera vita a una missione tanto audace quanto visionaria: dimostrare che sostanze psichedeliche come Lsd, psilocibina e ayahuasca, se assunte in modo controllato, non solo non fanno male, ma possono curare la mente, risvegliare la creatività e, in certi casi, guarire l'anima.
Cannabis libera, parliamone: la sua portata sociale ce lo impone
Nata il 30 gennaio 1943 in una famiglia nobile ma anticonformista, Amanda Claire Marian Feilding trascorse l'infanzia a Beckley Park, una tenuta elisabettiana vicino a Oxford che lei ribattezzò "Brainblood Hall", per esprimere in modo evocativo la sua visione del cervello e della coscienza. Ed è proprio lì che, negli anni '90, fondò la Beckley Foundation, oggi uno dei più influenti centri di ricerca al mondo sull'uso terapeutico delle sostanze psichedeliche. Collaborò con atenei del calibro diel King's College, dell'Università della California e dell'Università di Basilea, studiando gli effetti dell'Lsd sulla depressione, sull'Alzheimer e sui disturbi della personalità.






