NEW YORK - Il divorzio era nell’aria. Ma l’addio è stato meno lungo del previsto: Elon Musk dopo soli 130 giorni lascia del tutto Washington e la guida del Doge, il quasi ministero creato a sua misura con la dichiarata missione di combattere burocrazia federale e sprechi. Una missione simboleggiata dalla motosega che Musk amava brandire in pubblico. E che rimane controversa e incompiuta in un clima caotico, tra battaglie legali, conflitti di interesse, licenziamenti di massa (anche in attività critiche) e risparmi gonfiati.

Confusione e polemiche sono diventate troppo anche per Donald Trump: il presidente gli aveva ormai tolto il titolo informale di First Buddy, inseparabile compagno di strada. Il Doge non chiude i battenti, è previsto che operi fino al luglio del 2026. Ma il personale viaggio nella politica della capitale del boss di Tesla e SpaceX è per ora arrivato al capolinea: da ieri non è più «dipendente speciale del governo».

Musk ha affidato l’annuncio al suo social media X senza menzionare alcuna crisi. «Vorrei ringraziare il presidente Trump per l’opportunità di ridurre gli sprechi di spesa. La missione del Doge si rafforzerà nel tempo». Nei giorni scorsi Musk già era nel centro di controllo di SpaceX in Texas per il lancio – mezzo fallito – del suo super razzo Starship con una maglietta che mostrava altre aspirazioni e preoccupazioni, nuovamente vicine al suo impero tecno-industriale: Occupy Mars, conquistiamo Marte.