C'è una svolta nell'inchiesta sulla morte di Manuela Murgia, la ragazza cagliaritana di 16 anni trovata senza vita nel canyon della necropoli di Tuvixeddu il 5 febbraio di 30 anni fa.
L'allora fidanzato, Enrico Astero, oggi 54enne, parrucchiere, è indagato con l'accusa di omicidio volontario. Allora il decesso era stato archiviato dalla procura come suicidio, ma i familiari della ragazza non hanno mai creduto a quella tesi. Dopo quasi 30 anni, nel 2023, si sono rivolti all’avvocata Giulia Lai, con la quale compongono il team di legali successivamente Bachisio Mele e Maria F. Marras. "Il caso è stato riaperto – spiega l’avvocata Lai – perché le sorelle di Manuela, ormai grandi e che all’epoca erano delle ragazzine, si sono impegnate per conoscere la verità. Anche sulla scorta di diverse testimonianze, tra cui quella di una cittadina che riferì loro che Manuela quella sera non era sola”. L'avviso di garanzia è stato notificato questo pomeriggio dalla Polizia al 54enne, difeso dall'avvocato Marco Fausto Piras. Che a Repubblica dice: “Il mio assistito è piombato dentro a un incubo. Trent’anni fa venne indagato e poi la sua posizione venne archiviata”.
Gli accertamenti
L'avviso di garanzia consentirà all'indagato di nominare i suoi consulenti per gli accertamenti irripetibili. Dovranno essere infatti eseguite analisi genetiche e tamponature su eventuali tracce che potrebbero trovarsi sui vestiti, sulle scarpe e sugli accessori di Manuela Murgia, recuperati nei mesi scorsi in un’ala abbandonata della medicina legale. “Non era stato prelevato il Dna dell’indagato e su quei vestiti non era stata fatta alcuna perizia”, spiega l’avvocata Giulia Lai. Il consulente di parte è Emiliano Giardina, il genetista che scoprì il Dna di Bossetti nell’omicidio di Yara Gambirasio.







