Eniente. Biglietti esauriti per tutte le date di “Duemilaventicinque”, il tour di Vasco Rossi che parte proprio da Torino. E il “KOM - andante” si riconferma re degli stadi. Nulla di cui meravigliarsi? Non proprio. Anche se, è vero, le cose stanno così dalla sua prima volta.

Dopo 10 anni di successo - il primo disco nel 1978, l’affermazione nell’ 81 con l’album “Siamo solo noi” - il cantante di Zocca nel 1990 decide di prendere la strada delle grandi arene e, al suo debutto, riempie il Meazza. Prima di lui, solo i big stranieri: Bob Marley, Springsteen, Bowie, Dylan. Un sold out clamoroso, un momento di svolta per tutto il rock italiano.

Bene, da quel San Siro sono trascorsi 35 anni. In mezzo ci sono le antiche e le nuove tendenze. Agli interpreti già affermati si sono affiancati trap, bounce, reggaeton e ogni genere di sperimentazione musicale. Ma soprattutto sono arrivate loro, le star uscite dai talent già vestite di successo. Eppure, è ancora Vasco Rossi l’unico a riempire prati e spalti dei campi da calcio con concerti pensati, oltretutto, senza la necessità di promuove dischi: «L’uscita di un album – spiega il cantautore – richiede un preparazione lunga un paio d’anni. Ma le mie canzoni nascono dall’urgenza di comunicare quindi non le lascio decantare, ma le faccio camminare subito, da sole». E allora diventa chiaro come ci si debba meravigliare, eccome, della longevità del record. E per Vasco, infatti, è venuto il momento di celebrare.