Fotografare la trasformazione dei centri di servizio per il volontariato (Csv) e delle reti associative (Ra) in un quadro normativo in evoluzione come quello del Terzo settore. È questo il focus del report «Advocacy, identità e servizio. I Csv e le Reti associative dopo la riforma del Terzo settore», curato dalla Fondazione Terzjus (nello specifico dal ricercatore Cristiano Caltabiano) in collaborazione con Unioncamere.
Le reti associative
Incrociando fonti differenti, la ricerca ha analizzato la transizione di due realtà che, seppur in direzioni diverse – per le Ra assistenza e rappresentanza degli enti affiliati, per i Csv promozione del volontariato sul territorio – possono fare la differenza nella gestione dell’ecosistema non profit. Affermandosi come motori di innovazione sociale.
Riguardo alle reti associative, delle 48 attive al momento della rilevazione (luglio 2024), oltre il 18% sono nate prima degli anni ’60, il 25% tra 1960 e 1979, 31,2% tra 1980 e 1999 e il 25% dopo gli anni duemila.
Quattro le linee di intervento: servizio all’interno e all’esterno della rete (ad esempio, con il sostegno alle persone fragili); partecipazione (con iniziative per stimolare il coinvolgimento civico di tesserati e non); sensibilizzazione (tramite campagne sociali su temi come la lotta al cambiamento climatico) e advocacy (dando visibilità a istanze trascurate nel dibattito pubblico).






