Poco prima che si renda conto che è iniziato il collegamento video, Sarah Jessica Parker ha la testa china su un libro. I capelli, biondissimi, di un biondo realmente dorato, hanno quelle onde perfette che negli anni hanno provato a copiarle milioni di altre donne, colleghe comprese. Indossa un abito nero, di pizzo, con un sofisticato inserto gioiello. Al pollice, un cerotto, ma sarà che è su di lei oppure per come lo porta, fatto sta che sembra chic pure quello. E nel guardarla, mentre si illumina in un sorriso quando si rende conto di non essere più sola, sembra davvero che non esista distanza tra lei e la sua Carrie Bradshaw, la scrittrice newyorkese diventata un’icona dell’empowerment femminile da quando, nel 1998, è apparsa nella serie Sex and the City. Allora era una trentenne. Oggi di anni ne ha cinquanta e nel terzo capitolo di And Just Like That (disponibile su Sky e Now da oggi), affronta assieme alle sue amiche sfide e problemi di questa età. L’attrice — che esordisce con un bel «buongiorno, piacere», detto per una volta non come Stanlio e Ollio ma con un accento credibile — è cresciuta con il suo personaggio, che senza dubbio fa parte della sua vita. Ci pensa mai quando non la sta interpretando? «Si, ci penso. Penso a Carrie soprattutto quando la gente mi ferma per strada. Vivo a New York: lì le persone vengono da me, mi parlano come se fossi lei. Poi capita che passi davanti a una strada e pensi: “Ehi, lì abbiamo girato una scena, là erano parcheggiate le nostre roulotte, una volta sono corsa in quel ristorante e ho implorato di usare il bagno...”»
Sarah Jessica Parker: «La gente mi ferma per strada pensando io sia Carrie, ma in realtà non ho tempo nemmeno di vedere a pranzo le mie amiche»
Dal 30 maggio su Sky e in streaming su Now parte la terza stagione di «And Just Like That», sulla vita delle amiche newyorkesi, ormai 50enni







