Negli ultimi giorni Tesla è tornata sotto i riflettori non solo per il rimbalzo del titolo in Borsa, ma anche per un’ondata di vendite da parte di componenti del consiglio di amministrazione. A fare più rumore è stata l’operazione di Kimbal Musk, fratello minore del ceo Elon, che il 27 maggio ha esercitato opzioni su 91.588 azioni Tesla, vendendole tutte per un controvalore di circa 31,1 milioni di dollari.

A stretto giro, un’altra figura di peso nel board, Ira Ehrenpreis, presidente del comitato remunerazioni (è fondatore di DBL Partners, pioniere e leader nel settore dell’impact investing nel venture capital) e storico sostenitore di Elon Musk, ha venduto oltre 477mila azioni, incassando 162 milioni di dollari. Entrambe le transazioni sono state effettuate tramite piani di vendita pre-approvati (noti come piani 10b5-1), già stabiliti nel 2024. Ma nonostante la legittimità formale, la coincidenza temporale con il rally del titolo ha attirato inevitabilmente l’attenzione.

La tempistica, in effetti, è cruciale. Le azioni Tesla sono salite di oltre il 50% dal 22 aprile, tornando sopra la capitalizzazione di un trilione, in concomitanza con l’annuncio di Elon Musk di abbandonare il ruolo di special government employee all’interno dell’amministrazione Trump e di voler tornare a dedicarsi a tempo pieno alle sue aziende, in particolare Tesla e SpaceX. L’uscita dalla scena politica è stata ben accolta dagli investitori, che l’hanno interpretata come un segnale di rinnovato impegno verso lo sviluppo dell’autonomia e della robotica, due driver chiave del valore futuro dell’azienda. Un gruppo di fondi pensione ha anche dettato l’agenda settimanale a Musk: almeno 40 ore dedicate a Tesla.