Che i virus respiratori possano mettere a rischio il cuore si sa da tempo. L’infezione da Sars-CoV-2 responsabile di Covid-19 si è rivelata in grado di aumentare il rischio di infarti e ictus, soprattutto nei soggetti fragili come possono essere i cardiopatici. E con l’influenza si impenna la probabilità di andare incontro a complicanze cardio e cerebrovascolari, tanto che la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata per chi è a rischio infarto. Quello che si comincia a vedere, però, è altro. Cioè si scopre che anche ceppi di Virus Respiratorio Sinciziale o RSV, considerati potenzialmente pericolosi per i neonati (tanto che da quest’anno si pratica un’immunizzazione mirata con anticorpi alla nascita nei bimbi che nascono nei mesi freddi tra Ottobre e Marzo), potrebbero determinare nei soggetti ricoverati adulti/anziani e fragili, tassi più elevati di eventuali cardiovascolari rispetto a quanto osservato in soggetti con le medesime caratteristiche cliniche affetti da Covid e virus influenzali.
A dirlo è una ricerca condotta a Singapore (primo nome Liang En Wee) pubblicata su JAMA Network Open.
Influenza, nei primi sette giorni cresce di sei volte il rischio d’infarto
30 Marzo 2023






