"Le immagini che tutti hanno visto, noi le abbiamo vissute, e restituiscono appieno la drammaticità del momento. Di certo noi facciamo tutto il possibile, mettendo a disposizione tutte le risorse disponibili, siamo sempre stati operativi". La sera è calata e, nell’aeroporto internazionale Hamid Karzai, il console italiano a Kabul, Tommaso Claudi, giovane diplomatico di Camerino (Macerata) al suo primo incarico di una carriera iniziata nel 2017, è ancora in ufficio. È stanco, ma cerca di non darlo a vedere. Si mostra freddo e professionale, ma chissà cosa ha dentro.

Console, qual è oggi la situazione all’aeroporto di Kabul? È sempre assediato da migliaia di persione disperate?

"Continua a esserci un gran numero di persone ai cancelli dell’aeroporto, che tentano a ogni costo di allontanarsi da Kabul. La situazione è certamente seria. Ci troviamo in una situazione di grave crisi umanitaria e le operazioni di tutela dei civili afghani in pericolo e di evacuazione rimangono per ora l’obiettivo primario, a partire dalle categorie più a rischio, bambini e donne. Uno dei maggiori rischi è quello di calche che si possono creare agli ingressi".

Come viene fatta la scelta di chi parte e di chi resta?