Assunzioni irregolari senza che i vertici della società esercitassero “alcuna forma di controllo”: sarebbe andata avanti così per anni in Amtab, l’azienda di trasporto pubblico locale di Bari, che il 26 febbraio 2024 è stata sottoposta all’amministrazione giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” a causa delle presunte pressioni esercitate al suo interno dalla criminalità. Nel processo che ne è scaturito è stato ascoltato come testimone dell’accusa Luca D’Amore, l’avvocato romano scelto prima dal Tribunale come amministratore giudiziario e poi dal Comune di Bari come presidente del Consiglio di amministrazione.
D’Amore ha confermato che per anni sono state seguite procedure irregolari e assunte persone su indicazione dei clan, in primis Parisi, rappresentato in azienda da alcuni dipendenti. Si tratta – secondo la ricostruzione della Dda – di Massimo Parisi e Tommaso Lovreglio, fratello e nipote del boss di Japigia Savino Parisi, di Michele De Tullio (zio di Lovreglio) che vi lavoravano a tempo indeterminato e ora sono stati licenziati. Accanto ai loro nomi D’Amore ha fatto quelli di altri lavoratori che sono imparentati con esponenti di clan e lo stesso per alcuni interinali assunti tramite due agenzie di somministrazione, con procedure piuttosto dubbie. “Amtab è una società pubblica, che dovrebbe fare concorsi per assumere il personale – ha detto – ma dai controlli effettuati non ci sono stati concorsi né alcuna forma di controllo in merito”.






