Il paragone è impietoso: su un'auto del valore di 50.000 dollari importata negli Stati Uniti e assemblata nel Regno Unito, i dazi voluti da Donald Trump incidono per 5.000 dollari dopo la riduzione concordata con il primo ministro Keir Starmer, mentre per una di costo analogo i produttori americani devono avere almeno il 60% di componentistica nazionale per non superare quell'importo.

Una discriminazione evidente secondo Matt Blunt, presidente dell'American Automotive Policy Council: «Siamo delusi perché il governo ha dato la priorità al Regno Unito piuttosto che ai nostri partner nordamericani». «Confidiamo - ha riportato la testata specializzata Automotive News - che questo accesso privilegiato riservato ai veicoli britannici rispetto a quelli nordamericani non costituisca un precedente in vista di future trattative con concorrenti asiatici e europei».

Trump allenta i dazi alle auto e avverte costruttori: “Producete in Usa o sarete massacrati”

La preoccupazione non è solo politica e altamente simbolica, perché la (quasi) esenzione riservata dal nuovo inquilino della Casa Bianca ai veicoli di produzione britannica riguarda solo i primi 100.000 esemplari, soglia tra l'altro che l'export d'Oltremanica non raggiunge da almeno tre anni a queste parte. Non è questo 0,6% (l'incidenza massima delle auto in arrivo dal Regno Unito in un mercato che nel 2024 ha raggiunto i 15,9 milioni di esemplari) a preoccupare realmente i tre colossi di Detroit, ossia Ford, General Motors e Stellantis, quanto piuttosto i tempi della revisione degli accordi Usmca, acronimo di Stati Uniti, Messico e Canada, e, soprattutto, i dazi che colpiscono la componentistica.