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La scorsa estate decine di testate del mondo ripresero un articolo del New York Times in cui il giornalista Jack Nicas raccontava le conseguenze, positive e negative, dell’arrivo della connessione a internet nel villaggio brasiliano in cui vivono i Marubo, una popolazione indigena di circa duemila persone a lungo isolata dal resto del mondo. In gran parte di questi articoli, i Marubo furono descritti come tecnologicamente inetti e, soprattutto, dipendenti dalla pornografia, per via di un travisamento di un passaggio secondario del reportage di Nicas.
Ora, i Marubo hanno citato in giudizio il New York Times per diffamazione, chiedendo un risarcimento di 180 milioni di dollari (equivalenti a 158 milioni di euro) per danni reputazionali dovuti da quell’articolo. Secondo l’accusa, l’articolo di Nicas «dipingeva il popolo Marubo come una comunità incapace di gestire una semplice esposizione a internet e dava risalto ad accuse secondo cui i giovani Marubo erano diventati velocemente consumatori accaniti di pornografia». I querelanti sono Enoque Marubo, uno dei capi della comunità, e l’attivista brasiliana Flora Dutra, che aveva contribuito a far arrivare la connessione internet ai Marubo.






