Colpire il portafoglio di Harvard per costringere la comunità accademica statunitense ad accettare la limitazione della libertà d’insegnamento. È questo il senso del tentativo dell’amministrazione Trump di vietare alla più antica e ricca università Usa di accogliere studenti stranieri.
I frequentatori internazionali, circa un quarto del totale, pagano infatti una retta reale più alta dei colleghi statunitensi, ai quali Harvard – come altre università d’élite – offre invece aiuti che garantiscono la frequenza anche ai meno abbienti. Il meccanismo, tra l’altro, è stato rinforzato per aggirare il divieto di politiche attive imposto dalla Corte Suprema nel 2023.
Aggiungendosi ai due miliardi di contratti federali già tagliati, la nuova misura rinforza la strategia che punta a imporre all’università privata docenti, corsi e libri, come avviene da anni in molte università e college pubblici. Parafrasando Dante, si potrebbe dire che i conservatori sperano che il digiuno possa più che l’amore per la libertà d’insegnamento.
È possibile che nel breve termine la strategia di Trump fallisca. Harvard ha un patrimonio di oltre 53 miliardi di dollari, più che sufficienti a resistere, magari con qualche aggiustamento, sino alle prossime elezioni.














