Paranoico, violento, picchiatore. Questo è quello che emerge da “Les Derniers jours du Samouraï” (Gli ultimi giorni del samurai, ndr), il ritratto tutt’altro che all’acqua di rose di Alain Delon firmato dai giornalisti Laurence Pieau e François Vignolle, disponibile nelle librerie francesi per Laffont.
Tra le pagine della biografia dell’attore morto il 18 agosto scorso all’età di 88 anni, riemergono i tanto citati lati oscuri, per certi versi veri e propri reati penali, compiuti presumibilmente da Delon tra le mura domestiche. La premessa è che fin quando l’interprete de “Il Gattopardo” era vivo tutto questo materiale sarebbe diventato in un amen motivo di denuncia. Ora, con la sua dipartita le voci di corridoio, le mezze parole di straforo, diventano un dato biografico, a detta degli autori, letteralmente inoppugnabile.
Nel libro parlano, del resto, i dipendenti di Delon, i suoi vicini, i suoi amici, alcuni agenti di polizia e qualche familiare. Poche ore fa su Le Parisien sono stati pubblicati alcuni estratti significativi. Il quadro che ne emerge, scrivono diverse testate francesi, è spesso di “precisione agghiacciante nelle confessioni rese” sul clima violento all’interno della sparsa, ramificata, già ampiamente e da tempo divisa, famiglia Delon.






