Ha risposto con un prevedibile appello la difesa di Turetta alla sentenza di primo grado e all’appello proposto dalla procura di Venezia che insiste per vedere riconosciute le aggravanti dello stalking e della crudeltà. I legali dell’assassino di Giulia Cecchettin si sono rivolti alla giustizia di secondo grado per smontare la tesi della premeditazione sostenuta in aula dal pubblico ministero Andrea Petroni e riconosciuta dal collegio giudicante. Qualora la Corte d’Assise d’appello dovesse riconoscere la tesi della difesa, la pena nei confronti di Turetta - oggi detenuto a Verona e condannato all’ergastolo - risulterebbe attenuata.
Femminicidio Giulia Cecchettin, ergastolo per Turetta: la sentenza della Corte d'Assise di Venezia
Il no alla premeditazione
L’avvocato Caruso, come già aveva fatto nella sua arringa di 5 ore, nell’atto di appello per smontare l’accusa di premeditazione nel delitto ha evidenziato che «non era riscontrabile il mantenimento fermo di un proposito criminoso dal momento in cui insorge l’idea alla realizzazione dell’omicidio». «Il pm si è soffermato sull’elemento cronologico: 4 giorni dal 7 all’11 novembre 2023», aveva esplicitato in aula «ma la persistenza dev’essere monolitica, non lo faccio-non lo faccio. Chiunque percepisce che c’è in lui insicurezza. È la personificazione della totale mancanza di progettualità».








