«Ci scommetterei la vita». Rafa Nadal — dopo che lo zio Toni, qualche mese fa, aveva anche lui sostenuto l'innocenza del numero 1 del mondo — si schiera dalla parte di Jannik Sinner per quanto riguarda la sospensione di tre mesi che l'azzurro ha dovuto affrontare per il caso Clostebol. «Sono assolutamente convinto che Jannik non abbia mai voluto barare o fare qualcosa di illecito. Ne sono sicuro», spiega lo spagnolo all'Equipe.

«C’è sempre molto rumore attorno a questo genere di cose e quando succede è un male per tutti — ha aggiunto Rafa — . Credo abbia vissuto l’inferno per un anno. Ovviamente, per il tennis, questo genere di cose è negativo. Dopodiché, se dubitiamo di tutto nella vita, possiamo mettere in discussione tutto. Dico solo che mi fido di Jannik».

Nadal, intervistato dal quotidiano francese a pochi giorni da un torneo dove ha trionfato ben 14 volte, allarga la sua opinione anche alla giustizia, non soltanto al caso di Sinner, arrivato quest'oggi a Parigi e che esordirà in tabellone contro il francese Arthur Rinderknech: «Così come ho fiducia in Jannik, ho fiducia anche nella giustizia. Non mi piace esprimere la mia opinione su cose che non conosco. Quindi capisco che quando il sistema giudiziario prende decisioni, è perché ha tutte le informazioni necessarie che noi non abbiamo. Per questo motivo non mi piace vedere altri giocatori parlarne senza avere le informazioni necessarie. Le persone che ne sono dotate, durante l’intero processo, sono quelle che devono prendere le decisioni e giudicare i fatti».