C'è speranza per gli oltre 26mila pazienti sieropositivi accertati negli ultimi dieci anni nella zona di Milano, dato che fa del capoluogo lombardo la città con più casi in Italia.
Gli specialisti afferenti all'Università Bicocca e all'Ospedale Niguarda, la terapia a lunga durata (long-acting), a base di cabotegravir e rilpivirina, che prevede un'iniezione ogni due mesi, è stata testata in persone con Hiv con carica virale ancora rilevabile a causa di scarsa aderenza alla terapia orale quotidiana.
Anche in questo contesto difficile, oltre il 75% dei partecipanti ha raggiunto la soppressione virale, dimostrando che la terapia può essere un'opzione valida anche nei pazienti più fragili o discontinui nel trattamento.
E' uno degli argomenti emersi nel corso dell'Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research) a Padova, con oltre 1.200 tra clinici, ricercatori, infermieri e volontari.
Una seconda importante frontiera è quella dell'emersione del sommerso: sarebbero almeno 9.000 le persone inconsapevolmente positive al test Hiv, a cui non si sottopongono per una serie di stigma sociali ancora duri da rimuovere.








