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Mercoledì soldati dell’esercito israeliano hanno sparato colpi di avvertimento contro un gruppo di diplomatici di una trentina di paesi che stava visitando il campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, per cacciarli dalla zona. Nessuno è stato ferito. Nella delegazione c’era anche il viceconsole italiano a Gerusalemme, Alessandro Tutino: il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha convocato l’ambasciatore israeliano in Italia per avere chiarimenti.

Tajani ha detto che Tutino sta bene, dopo aver parlato con lui al telefono, e che «le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili». Tutino è tornato a Gerusalemme. Il gruppo si stava avvicinando a un posto di blocco dell’esercito israeliano, che controlla militarmente diverse parti della Cisgiordania, e stava facendo delle riprese.

L’esercito israeliano ha sostenuto che i soldati abbiano sparato in aria, e che lo hanno fatto perché la delegazione si era allontanata dal percorso concordato andando in una zona per cui non era autorizzata. Ne facevano parte, tra gli altri, ambasciatori e diplomatici di Regno Unito, di 14 paesi dell’Unione Europea (tra cui Spagna e Francia), ma anche di Cina, Russia, Egitto e Giordania.