BILBAO. A Bilbao, dove fino a tre settimane si fantasticava di festeggiare il primo allora continentale dell’Athletic, hanno avuto comunque una notte bianca. A 41 anni di distanza dalla Coppa Uefa e 17 dalla Coppa di Lega, ultime gioie fino a stasera, il Tottenham ricomincia a marciare e rimettere qualcosa nella sua bacheca: il sesto derby inglese in finale di una coppa europea termina come gli altri tre precedenti stagionali tra gli Spurs e il Manchester United. Poker servito da una carambola vincente favorevole a Johnson sul calare del primo tempo e conservata dai cavalieri di Postecoglou in una ripresa in trincea.

«Di solito, nelle mie seconde stagioni, vinco qualcosa», la profezia avverata dello stratega australiano di origine greche che, oltre al trofeo, rimette il Tottenham, quart'ultimo in campionato, in Champions League con la compagnia degli almeno ottanta milioni di euro annessi e connessi. Stagione salvata dagli Spurs, abbellita anche dagli zero titoli dei vicini di casa londinesi dell’Arsenal, e andata definitivamente in malora dei Red Devils, cantiere ancora troppo indecifrabile anche per il capomastro Amorim.

Calate le rispettive carte, tutto sommato da sedicesima e diciassettesima in Premier con una sola gioia a testa nelle ultime dieci uscite nel recinto del campionato di caso, saltano fuori parecchi pregi e altrettanti difetti del football fabbricato in England. Tanta corsa, tanto furore, tantissimo ardore, parecchi strafalcioni, molte sbavature e parecchie imprecisioni. Così, con lo United che trotterella con il pallone tra i piedi ma sfocia poche volte dalle parti di Vicario, il Tottenham ha riproposto una rivisitazione per la finale del tanto vituperato, ma redditizio in Europa, “Angeball” praticato da Postecoglou: tanto contenimento, ripartenze appena possibile, ricerca dell’errore altrui per colpire l’avversario e poi magari ripiegare in un’opera di contenimento supportata da una maggiore fisicità. Non mancano le imprecisioni, ma ogni contrattacco degli Spurs scombussola i propositi ragionati di Amorim: una percussione dalla sinistra di Sarr e un singolare balletto tra la sprovveduta coppia Shaw (che probabilmente tocca il pallone con il braccio) - Onana (titubante nei riflessi) e il guastatore Johnson, seguite da una carambola vincente, fanno esplodere la porzione del San Mames agghindata di bianco