Sì all'aggiornamento dei costi del Ponte sullo Stretto, no alla “promozione” della Società Stretto di Messina a stazione appaltante qualificata. E' uno dei molti compromessi raggiunti nelle interlocuzioni tra Palazzo Chigi, Quirinale e Mef sul decreto Infrastrutture approvato dopo una gestazione complicata nel Cdm di lunedi 19 maggio. Un testo definitivo ancora non c'è ma secondo una bozza che circolava ancora ieri dopo la fine della riunione dei ministri - riunione che ha anche riservato un accesissimo scontro nella maggioranza sul terzo mandato - si conferma ciò che già circolava nei giorni scorsi: la Società Stretto di Messina non sarà promossa ex lege a stazione appaltante qualificata “ma ci rivolgeremo a una stazione appaltante terza, la prima che ci viene in mente è Anas” come ha spiegato l'ad di Stretto di Messina Spa Pietro Ciucci.
L'aggiornamento dei costi
Sopravvive tutto il resto dell'impianto della norma a partire dall'aggiornamento dei costi rispetto a quelli contenuti nella Nadef 2012 prima che il progetto venisse cancellato con un tratto di penna dal governo Monti alle prese con l'emergenza dei conti pubblici in profondo rosso. L'aggiornamento suggella quindi l'aumento da 8,5 miliardi previsti nel 2012 contro i 13,5 miliardi messi nero su bianco nell'ultima manovra rivolgendosi anche ai servizi connessi alla realizzazione dell'opera: un aumento che dovrà restare, dice la norma, entro i paletti delle norme Ue che stabiliscono un tetto massimo di non oltre il 50 per cento del valore iniziale dell'opera, quella messa a bando.






