Diego Abatantuono saluta il 20 maggio i suoi primi 70 anni con il distacco, la bonomia e la saggezza che da tempo ha infuso nel suo personaggio pubblico.
Nascosto dietro una barba da profeta, l'occhio sbarazzino che ogni volta sembra smentire la parola, la cadenza posata della voce da basso, conserva il senso dell'ironia nell'ammettere che invecchiare non gli piace per nulla.
Nasce in via Dolci a Milano nel 1955 da un padre calzolaio di origine foggiana e una madre comasca. Dagli amici del padre e da quella comunità meridionale che negli anni '50 aveva colonizzato la periferia milanese e la zona di Lorenteggio in cerca di lavoro, ricava il succo del suo primo personaggio di successo, il "terrunciello" portato in giro nei cabaret prima coi Gatti del Vicolo Miracoli e poi da solo. Ma se sua mamma non fosse stata guardarobiera al Derby (il tempio della comicità a Milano), grazie a sua sorella che insieme al marito Diego possedeva il locale, forse non ci avrebbe mai messo piede. Del palcoscenico annusa la polvere, le luci, la magia che lo illumina appena il pubblico comincia a ridere fin da piccolo e poi ci trova lavoro come tecnico delle luci. Spesso gli fa compagnia l'amico d'infanzia Ugo Conti, ma nelle notti del Derby incrocia tutta una generazione d'artisti: Massimo Boldi, Mauro Di Francesco, Giorgio Faletti, Ernst Thole, Guido Porcaro che gli cucirà addosso il primo personaggio (l'immigrato meridionale tifoso di calcio) e poi Enzo Jannacci e Beppe Viola con cui formerà anche un gruppo, I Repellenti. Intanto però viaggia tutto il nord Italia con i Gatti che sono prima di tutto amici e poi comici che lo spingono a debuttare.






