Porre fine alle milizie è una necessità.
Per costruire uno stato civile stabile è necessario limitare il possesso di armi alle sole istituzioni legittime.
La visione dello Stato libico è chiara e si basa sulla fine di tutte le formazioni armate esterne all'esercito e alle istituzioni di polizia. Lo ha sottolineato il capo del governo di unità nazionale, libico Abdelhamid Dbeibah, a diversi ambasciatori europei accreditati in Libia, tra cui l'ambasciatore dell'Unione Europea, gli ambasciatori di Italia, Regno Unito, Grecia e Inghilterra, nonché il vice ambasciatore di Francia. Lo si legge in una nota della piattaforma governativa di Tripoli, Dbeibah ha affermato anche che la cooperazione con la Corte penale internazionale fa parte dell'impegno del suo governo nel combattere l'impunità e garantire l'accertamento delle responsabilità per i gravi crimini commessi contro i libici. Dbeibah ha discusso con gli ambasciatori delle gravi violazioni commesse da alcuni gruppi armati, tra cui omicidi, rapimenti, torture ed estorsioni, sottolineando la necessità di ritenere gli autori responsabili delle loro azioni senza alcuna clemenza.
L'incontro ha affrontato i crescenti legami tra alcuni di questi gruppi e le reti della criminalità organizzata, tra cui la tratta di esseri umani e l'immigrazione illegale, chiedendo una posizione internazionale più forte a sostegno degli sforzi governativi volti a contrastare questi fenomeni. L'incontro si è concentrato infine sulla cooperazione libico-europea, sottolineando l'importanza di riprendere i programmi a sostegno della stabilità, dello sviluppo istituzionale e della lotta all'immigrazione irregolare.








