Era difficile tornare a innamorarsi dei videogiochi role-playing a turni dopo aver vissuto Final Fantasy VII – quello “vero”, non il remake. Certo, la serie Persona di Atlus ha più volte tentato di colmare quel vuoto che per anni ha tormentato l’animo di chi scrive: ma quando hai amato, nel profondo, qualsiasi fibra di un’esperienza di gioco così potente – una tra le poche ad aver spezzato qualcosa dentro di te quando eri poco meno di un’adolescente – riuscire a trovare qualcosa che fosse in grado di farti vibrare ogni cellula del tuo corpo per oltre 30-40 ore di gioco era un’impresa impossibile. Clair Obscur: Expedition 33 ci è riuscito. Ha riacceso una scintilla che per quasi 30 anni è rimasta assopita: e non solo per la sua capacità di mettere il giocatore alla prova con un gameplay metodico e rigoroso, ma soprattutto per la sua straordinaria abilità nel coinvolgere in una trama che è vigorosa ed emozionante sin dai primi istanti.
Clair Obscur: Expedition 33, la recensione: Tornare ad amare i (J)Rpg a turni con un gioco emotivamente potente
Il genere dei giochi di ruolo a turni giapponesi vivono una seconda giovinezza grazie all'opera prima di Sandfall Interactive, studio francese con alcuni ex di Ubisoft






