Al primo figlio ha raccontato che il «topino» ogni sera rosicchiava un po' del ciuccio. Fino a quando non l'ha consumato tutto. Al secondo ha fasciato il dito che aveva preso l'abitudine di succhiare, trasformandolo in una sorta di personaggio a cui raccontare la storia della buonanotte. Così, quando dall'ospedale Buzzi di Milano l'hanno chiamata per realizzare un progetto sull'«addio» al ciuccio, Nicoletta Gatti si è sentita la persona giusta al momento giusto. «Abbiamo iniziato a lavorare un anno e mezzo fa con la progettista Michela Folci», racconta la creativa. Nei Paesi del Nord Europa esiste la tradizione dell'albero del ciuccio, a cui appendere il succhiotto quando lo si abbandona. Per il progetto al Buzzi invece si è scelto un altro simbolo. «Abbiamo deciso di ispirarci al gioco, che è lo strumento tramite cui il bambino impara e cresce - dice Gatti -. E lo abbiamo identificato con una giostra». Niente cavalli, però. Al loro posto alcuni tiranti e moschettoni a cui appendere il ciuccio al momento dell'addio. «Idealmente la giostra gira, il ciuccio vola verso l'alto e va da altri bambini più piccoli», racconta ancora la designer.
Milano, all'ospedale Buzzi la «giostra dei ciucci» per i bambini che diventano grandi
L'iniziativa per aiutare le famiglie in un passaggio delicato della crescita del figlio






