Passo indietro del ceo del gruppo farmaceutico danese Novo Nordisk. Lars Fruergaard Jørgensen lascerà l’incarico di comune accordo con il consiglio di amministrazione, alla luce delle «recenti sfide di mercato» e della forte flessione del titolo in Borsa. L’uscita di scena di Jørgensen arriva a una settimana dal taglio delle previsioni di vendita e utili e fa seguito a una perdita superiore al 50% del valore azionario della società dal picco toccato a metà 2024. Le azioni avevano registrato un’impennata dopo il lancio di Wegovy e del farmaco per il diabete Ozempic, entrambi basati sull’ingrediente attivo semaglutide raggiungendo una capitalizzazione di Borsa del gruppo al suio massimo storico superiore al Pil annuale della Danimarca, rendendo Novo Nordisk la società più capitalizzata d’Europa. Oggi il titolo viaggia a 426,55 corone danesi, con un saldo negativo da inizio anno del 33% e negli ultimi medi del 54%.

Le incertezze sui ricavi del mercato statunitense stanno pesando sull’andamento dei bilanci e di riflesso del titolo del gruppo. Il 7 maggio la società ha segnalato che le vendite statunitensi di Wegovy erano state compromesse dalla concorrenza di versioni meno costose, prodotte da farmacie di “compounding” che, in caso di carenza, possono legalmente utilizzare il principio attivo dei farmaci brevettati. Tuttavia, secondo l’ente regolatorio statunitense Fda, le carenze si stanno attenuando e la disponibilità di farmaci alternativi sarà interrotta nei prossimi mesi. Ad aumentare ulteriormente la pressione su Novo Nordisk, domenica è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine uno studio comparativo che mostra una maggiore efficacia del concorrente Zepbound, prodotto dall’americana Eli Lilly. C’è da dire però che lo studio risulta finanziato dalla stessa Lilly, ma il dettaglio non sembra essere stato preso in considerazione dal mercato che ha continuato a penalizzare le azioni.