L’ordine di Vladimir Putin per una tregua di tre giorni con l’Ucraina, in concomitanza con le commemorazioni a Mosca del Giorno della Vittoria, è entrato in vigore alla mezzanotte locale di giovedì. L’annuncio è stato dato dai media statali russi. Un cessate il fuoco su cui tuttavia restano tante incognite, perché Kiev non l’ha mai accettato, liquidandolo come una messa in scena, e chiedendo invece una pausa delle ostilità di 30 giorni.
Ore prima che la tregua entrasse in vigore, Mosca e Kiev si erano scambiate una serie di attacchi aerei, provocando la chiusura degli aeroporti in Russia e causando almeno due morti in Ucraina. Il Cremlino ha affermato che le forze russe rispetteranno l’ordine di Putin di cessare il fuoco, ma risponderanno «immediatamente» se l’Ucraina lancerà attacchi. La mini-tregua russa è l’unica concessione fatta da Putin finora nonostante il pressing americano, sostenuto dall’Ucraina, di un cessate il fuoco incondizionato e prolungato. Tanto che l’amministrazione Trump negli ultimi tempi ha mostrato crescente disappunto nei confronti del Cremlino.
A tracciare il quadro della situazione è stato il vicepresidente Jd Vance. La Russia, ha affermato, «sta chiedendo troppo» per arrivare alla pace, ma gli Usa ritengono che Putin possa alla fine accettare un accordo, a patto però che Mosca e Ucraina si siedano finalmente allo stesso tavolo per trattare direttamente.
