Bmw ha chiuso il primo trimestre con un utile netto in calo del 26,4% a 2,17 miliardi di euro, a fronte di ricavi scesi del 7,8% a 33,76 miliardi. Un risultato che riflette soprattutto la debolezza del mercato cinese, oltre a un contesto macroeconomico e geopolitico sempre più instabile. A peggiorare il quadro, anche un utile operativo (Ebit) in flessione del 22,5%, pari a 3,14 miliardi.

Eppure il gruppo mantiene i nervi saldi: la guidance per l’intero anno è confermata, nonostante le incertezze legate alla politica commerciale statunitense. «Alcuni aumenti tariffari sono ritenuti temporanei e potrebbero ridursi a partire da luglio», si legge nella nota trimestrale. Un’ipotesi che contrasta con le mosse più caute di concorrenti come Mercedes-Benz e Ford, che hanno preferito ritirare le proprie previsioni per l’anno in corso.

Il chief financial officer, Walter Mertl, ha ammesso che «l’incertezza geopolitica e macroeconomica ha raggiunto livelli raramente visti», ma ha anche ribadito la solidità del modello Bmw, rafforzata dalla disciplina sui costi e da una domanda ancora vivace in alcuni mercati.

Nel trimestre sono state consegnate 586.117 vetture, in calo dell’1,4%. La quota del marchio dell’Elica è scesa del 2% a circa 520mila unità. Ma il dato più rilevante riguarda la mobilità elettrica: le vendite di veicoli a batteria (Bev) sono aumentate del 32,4% e rappresentano ora il 26,9% del totale. Una su quattro nuove Bmw è elettrica, la migliore performance tra i big occidentali.