Gli amici de IlFattoQuotidiano.it mi chiedono di scrivere qualcosa in occasione degli 85 anni di Mogol, che cadono proprio oggi, 17 agosto 2021. “Anche poche righe ci farebbero piacere” scrivono nella mail. “Lo faccio io, con piacere” rispondo e, lo giuro, ci proverò, ma poche righe per far capire cosa ha rappresentato Mogol per la canzone italiana davvero non bastano. Farò del mio meglio, ma partirò con una premessa.
Mogol è un autore, non un paroliere. Bisognerebbe farla finita con il termine “paroliere” quando si ha a che fare con artisti come lui. Mogol è stato uno dei primi a scrivere i testi delle canzoni quando c’era nell’aria l’idea forte e affascinante di creare una vera rivoluzione artistica e culturale tramite le canzoni. Quando l’arte si sposa così tanto con la vita e la società, bisogna stare attenti con le parole per descriverne le peculiarità. Mogol è un autore, uno dei più importanti autori che abbiamo.
E il termine autore sia da intendere nel senso più pieno possibile, strettamente legato a quello di “poesia”, cioè di “invenzione”: l’autore è colui che prende la forma consueta del mondo e la fa passare nel vetrino della propria poetica, e che da quest’altra parte ci mostra delle angolazioni strabilianti e assolutamente evocative della realtà stessa. E il saper fare di quell’autore è suo e suo soltanto. Ecco perché per una comunità che riconosca degli elementi culturali comuni con esso, è doveroso celebrarne gli intenti, la maestria, e provare a decrittare la sua opera.
