Dai gioielli della corona inglese, ai preziosi commissionati da ricchi Maraja indiani, fino alle star dei red carpet Hollywoodiani. Cartier ripercorre trent’anni della sua storia nella mostra che apre il 12 aprile al Victoria &Albert Museum di Londra e resterà fino al 16 novembre. I biglietti delle prime sei settimane sono già andati tutti sold out, per un evento che non cerca solo di riaffermare la grande tradizione di un marchio che ha fatto la storia, ma anche la sua capacità di adattarsi ai tempi, valorizzando l’artigianalità e la creatività, l’ingegno ed il design traendo ispirazione da tutti i colori e gli stili del mondo, ma reinterpretandoli secondo le forme iconiche di Louis-Francois Cartier, che fondò la Maison nel 1847, a Parigi. Furono poi i suoi nipoti, Louis, Pierre e Jaques a trasformare quella che era una piccola impresa del lusso francese in un nome riconosciuto, apprezzato e desiderato in tutto il mondo.
Una storia che tiene insieme desideri e nobiltà, pop star e sogno. Edoardo VII, figlio della regina Vittoria, di fronte alle sue creazioni coniò la formula più efficace per raccontare Cartier come “il re dei gioielli ed il gioielliere dei re” che aprì il suo primo negozio a Londra nel 1902, durante il suo regno. Da allora, anche la Royal Family non ha più potuto fare a meno delle sue creazioni, commissionando pezzi che, per la prima volta, sono in mostra nel museo di South Kensington. Si parte con la Manchester Tiara, commissionata dalla duchessa di Manchester nel 1903; fu lei stessa a fornire al gioielliere 1.513 diamanti per farsi realizzare un gioiello ispirato all’architettura francese del XVIII secolo e alla lavorazione del ferro. La ragione di questa scelta era dettata dalla necessità della sua committente di impressionare e brillare durante le occasioni formali nei circoli della aristocrazia britannica perché, di fatto, Consuelo Montagu era una delle famose “Dollar Princesses”, ovvero le ricche ereditiere americane (lei era cubano-americana) che andavano a cercare marito nel Regno Unito per portare dollari e acquisire un titolo nobiliare. Qualcosa poi deve essere andato storto perchè, al momento, il gioiello è di proprietà del governo inglese come “saldo del pagamento della tassa di successione” (che a queste latitudini è al 40%) ed in prestito al museo. Ma questa è un’altra storia.
