La scomparsa di un Pontefice rientra tra quegli avvenimenti in grado di fermare qualsiasi altra abitudine, notizia o ricorrenza prevista. Papa Francesco è morto il 21 aprile all’età di 88 anni, dopo aver guidato la Chiesa per più di un decennio. La povertà e umiltà di cui si è fatto portavoce sono state rispettate anche nei riti che lo hanno portato dal momento del decesso a quello del funerale; Bergoglio ha richiesto infatti, tra le altre cose, di accorciare messe e preghiere, usare un linguaggio e un latino più accessibile – modificando ad esempio epiteti solenni come “Sommo Pontefice della Chiesa Universale” in semplicemente “Papa” – e di mostrarsi nella Basilica di San Pietro direttamente in una semplice bara di legno e zinco, saltando l’usanza di esporre il corpo senza bara su un rialzo.
I funerali sono un momento solenne fatto di protocolli rigidi – Nonostante la semplificazione dell’iter, le esequie di un Pontefice rimangono un momento altamente solenne fatto di protocolli e regole ferree sulla presentazione e comportamenti da tenere per portare il dovuto rispetto alla sua figura, a cui si presta ancora più attenzione dato il volume mediatico dell’evento; i primi a doverle rispettare sono, oltre alle alte cariche della Chiesa stessa, gli organi ufficiali di stati e monarchie che nei cinque giorni di lutto indetti in Italia hanno inviato alla Santa Sede messaggi di cordoglio e promesse di presenza al funerale. Per occasioni così solenni si seguono protocolli cerimoniali precisi, stabiliti in secoli di storia e che rispettano le tradizioni dell’abbigliamento del lutto, della sobrietà e del rispetto.
