È un libro sulla memoria, sul farsi carico delle proprie radici e della condivisione di frammenti – “frammenti per un’epica della liberazione” –, quello in uscita il 16 aprile per Compagnia editoriale Aliberti: L’Eterno Partigiano, la nuova fatica letteraria di Caterina Zamboni Russia, già autrice con il padre Massimo Zamboni de La macchia mongolica, dottoranda presso l’Università degli studi di Modena e Reggio e presidente dell’Associazione culturale Terre Native ETS. Ottant’anni dopo la Liberazione, è un libro per ricordare la Resistenza, ma soprattutto per confrontarsi con l’inevitabilità della scomparsa degli ultimi partigiani viventi.
Gli uomini e le donne che hanno combattuto in quegli anni feroci – in queste pagine –, sono affidati alla mnemosine, la facoltà che aiuta a custodire gli atti del passato dalla dispersione di un pensiero che negli anni tende a dimenticare. A patto che non ci si confronti con la morte: “Al funerale del partigiano Notari c’era una banda e c’era tutto il mondo“, scrive l’autrice raccontando un’esperienza diretta, vissuta in quanto abitante dell’appennino, partecipando al rituale collettivo del saluto, rendendo onore alla memoria e confrontandosi con l’irreparabilità della morte.






