Non saliva sulla Papamobile dal 15 dicembre, per il viaggio lampo in Corsica. Il lungo giro in Piazza San Pietro arrivato fino all’inizio di via della Conciliazione, un vero “fuori programma”, ha proiettato per un momento un’immagine di normalità al papato di Francesco, che dal 14 febbraio scorso è entrato in una nuova fase.
In realtà la voce che si è sentita nel saluto ai fedeli e poi nella benedizione Urbi et Orbi conferma che la situazione di Bergoglio è ancora precaria, anche se l’infezione polmonare (evidentemente) non desta più preoccupazioni. L’uscita di Francesco del giorno di Pasqua – lunga ed esposta, dopo l’udienza concessa al vicepresidente Usa, JD Vance – abbassa un po’ il livello di preoccupazione su imminenti pericoli di vita ma certamente non sgombra il campo dall’interrogativo su quanto tempo può durare questo stato di convalescenza e la sua compatibilità con la funzione di capo della Chiesa.
Le uscite pubbliche dopo le dimissioni dal Gemelli
Dalle sue dimissioni dal Policlinico Gemelli – 23 marzo, quasi un mese è passato – si è sottoposto ad un’intensa attività mirata al recupero, e i risultati ci sono stati. La respirazione è sempre più autonoma e questo gli ha consentito di effettuare delle uscite: la presenza in piazza San Pietro la Domenica delle Palme – preceduta da breve giro in Basilica coperto solo dal poncho, una sistemazione di vestiario considerato molto poco consona per un Pontefice seppure convalescente -, ripetuto la vigilia di Pasqua, l’udienza al personale del policlinico Gemelli, la visita a Regina Coeli, e poi le udienze concesso a re Carlo III e la consorte Camilla, quella al vice presidente Usa, JD Vance, e infine il giorno di Pasqua anche il breve incontro con il premier croato Andrej Plenković e la famiglia.






