Paura, panico, ansia e angoscia: è un groviglio di profondi timori generalizzati quello che sta prendendo il mondo intero ma soprattutto l’Occidente, innescato, o forse sarebbe meglio dire potenziato e velocizzato, dalle decisioni del presidente Trump sui dazi e dalle relative reazioni, in qualche caso speculari e altrettanto aggressive, come quelle della Cina.

Non è un caso che queste parole si usino anche in modo intercambiabile in una fase storica definita di policrisi, tra guerre, migrazioni, cambiamento climatico, incertezze economiche e crolli finanziari.

Ognuna di loro ha in realtà un significato specifico: tipicamente la psicologia distingue la paura, come reazione ad un pericolo reale che una volta cessato la fa scomparire, dall’ansia che invece tende ad essere costante e ad attivarsi anche nel caso di una minaccia vaga o anche solo percepita.

Ad ascoltare analisti, a seguire i tg e a leggere i giornali, l’ansia sembra essere in questa momento la più gettonata. Il caos trumpiano, come è stato definito arriva dunque buon ultimo ma l’impatto potrebbe essere il più devastante, come hanno dimostrato le reazioni delle Borse, a cominciare da quella americana, per le quali sono state ricordate le grandi crisi del XX e XXI secolo, dal 1929 al crollo di Lehman Brothers e alla consapevolezza del Covid passando per il famigerato lunedì nero del 19 ottobre 1987, quando Wall Street perse in un solo giorno oltre il 20% e nessuno è mai veramente riuscito a spiegare la causa di quel crollo.