In un dibattito in Parlamento mercoledì 19 marzo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato il Manifesto di Ventotene, un documento del 1941 che ha ispirato la nascita dell’Unione europea dopo la Seconda guerra mondiale. In risposta alla premier, Pier Virgilio Dastoli, presidente del Consiglio italiano del Movimento europeo, rievoca in questo articolo la nascita del Manifesto e le sue basi ideologiche.

Mi è capitato - nelle conversazioni universitarie, negli incontri con le scuole e nei seminari federalisti a Ventotene - di evocare il Manifesto «per un’Europa libera e unita» scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi con il contributo di Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann e Ada Rossi nell’inverno 1940-1941, come frutto di intense discussioni all’interno di un piccolo gruppo di confinati antifascisti, e completato all’inizio dell’estate 1941 per diffonderlo nei canali della clandestinità antifascista prima in Italia e poi in alcuni ambienti intellettuali in particolare in Francia e in Svizzera.

Esso ispirò la dichiarazione dei combattenti della Resistenza di nove paesi del luglio 1944 in Svizzera che circolò poi tra i movimenti di resistenza in tutta Europa.

Mi ha colpito la convinzione di molti giovani sull’attualità del pensiero di Spinelli e Rossi e specialmente l’idea che la proposta di creare un potere democratico europeo, immaginata per offrire una soluzione permanente a problemi comuni degli europei alla fine della Seconda Guerra Mondiale, sia ancora più valida oggi per affrontare altri e nuovi problemi comuni.