La riforma dell’Irpef, insieme alle due forme di decontribuzione previste per il 2024, ha comportato un miglioramento del reddito disponibile per 11,8 milioni di famiglie con almeno un percettore di reddito da lavoro dipendente, per un ammontare medio annuo di 586 euro. Si tratta di quasi il 45% delle famiglie residenti in Italia e del 78,5% delle famiglie con almeno un lavoratore dipendente. Lo rileva l’Istat in una simulazione sugli effetti dei recenti interventi normativi, tra cui appunto la riforma delle aliquote e degli scaglioni Irpef e delle detrazioni da lavoro.
Le famiglie interessate da entrambe le misure che registrano una perdita sono circa 300mila. Il peggioramento, pari in media a 426 euro, è riconducibile in larga parte alla perdita del diritto a bonus Irpef. Le famiglie non interessate dalla decontribuzione ma che beneficiano della riforma dell’Irpef sono 9 milioni e 600mila (36,8% delle famiglie residenti). Il guadagno derivante dalla riforma, in termini di minori imposte dirette dovute, è pari in media a 251 euro all’anno e comporta un incremento dello 0,5% del reddito disponibile.
Con il passaggio ad Adi peggiorato reddito per 850mila famiglie
Il passaggio dal reddito di cittadinanza all’assegno di inclusione ha comportato un peggioramento dei redditi disponibili per circa 850 mila famiglie, parti al 3,2% di quelle residenti. Lo rileva l’Istat, che ha condotto una simulazione relativa agli effetti dei recenti interventi normativi (tra cui appunto l’eliminazione del reddito di cittadinanza, già depotenziato nel 2023, in favore dell’assegno di inclusione). La perdita media annua è di circa 2mila 600 euro e interessa quasi esclusivamente le famiglie che appartengono al gruppo delle famiglie più povere. In tre quarti dei casi si tratta di nuclei che perdono il diritto al beneficio e nel restante quarto di nuclei svantaggiati dal nuovo metodo di calcolo, sottolinea l’Istituto. Per circa 400mila famiglie invece il passaggio non comporta una variazione del reddito disponibile perché continuano a ricevere lo stesso importo; infine, un gruppo esiguo di famiglie (circa 100mila) trae un beneficio dal passaggio all’Adi di circa 1.200 euro. Il vantaggio deriva dal diverso trattamento dei componenti con disabilità insito nel metodo di calcolo della scala di equivalenza Adi rispetto a quella Rdc.