"Notizie molto serie".

Quella che sta per cominciare sarà una settimana cruciale per il caso Paragon, secondo quanto trapela da indiscrezioni da parte di Mediterranea. L'ong, infatti, attende il report di Citizen Lab sulle attività di "spionaggio" condotte su almeno quattro loro utenze e su quelle di quasi cento attivisti europei. Un dossier che potrebbe arrivare già martedì, in concomitanza con l'audizione al Copasir dei dirigenti italiani di Meta, la società che ha allertato gli spiati delle infiltrazioni sui loro dispositivi tramite Graphite, il software prodotto e venduto dall'azienda israeliana Paragon.

L'unica certezza al momento è che sono sette le utenze italiane sottoposte a intercettazione, come spiegato a ridosso dell'esplosione del caso da parte dello stesso governo. Quattro di loro sono attivisti di Mediterranea - il capomissione Luca Casarini, l'armatore Beppe Caccia, il cappellano don Mattia Ferrari e David Yambio, fondatore di 'Refugees in Libya' - e uno è il direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Nessuna notizia, invece, sugli altri due spiati che potrebbero comunque gravitare attorno al mondo dell'attivismo. A più riprese Palazzo Chigi ha confermato - anche in Parlamento - di aver utilizzato il software nei limiti della legge, rimandando però alla commissione per la sicurezza nazionale per i dettagli. Per questo il Copasir ha già sentito i direttori di Aise, Aisi e Dis, Giovanni Caravelli, Bruno Valensise e Vittorio Rizzi, il direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Bruno Frattasi, e il procuratore generale presso la Corte di appello di Roma, Giuseppe Amato, il magistrato che autorizza le intercettazioni preventive dell'intelligence. I responsabili dei servizi hanno assicurato che l'utilizzo di Graphite - in seguito sospeso in accordo con l'azienda - è avvenuto entro i confini previsti dalla legge.