Arriva per ultima, quando tutti sono già attorno al tavolo da quasi un'ora.

E lascia l'Eliseo senza parlare, nonostante fosse tutto pronto, facendo cenno con la mano dalla macchina che proprio non era possibile. Giorgia Meloni riparte da Parigi al termine di un vertice "interlocutorio", convocato d'urgenza da Emmanuel Macron e di cui non ha condiviso i presupposti, e la scelta degli inviti.

Perché la sede naturale dove prendere decisioni comuni dei 27 doveva essere Bruxelles. E perché andavano sentiti, seppure in un formato ridotto, quantomeno quei paesi che con la Russia condividono centinaia di chilometri di confine e più sono esposti, un concetto sottolineato dalla premier al tavolo, "al rischio di estensione del conflitto". Non solo, non si può trattare, avrebbe sottolineato, di un "formato anti-Trump", anzi: gli Usa lavorano per "giungere a una pace e noi - avrebbe chiarito la premier - dobbiamo fare la nostra parte".

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Agenzia ANSA