«Se tutti i clan dell’opposizione russa in guerra tra loro avessero la valigetta con i codici nucleari, il mondo non esisterebbe più da un pezzo». Era appena un mese fa, e una delle persone che furono più vicine in vita ad Aleksey Navalny, scriveva così su uno dei suoi profili social. Ieri è stato il giorno del ricordo, e di una lenta processione intorno a una lapide non ancora fissata nel cimitero Borisovskoe, nella periferia sud di Mosca. Ma di tutta quella emozione che suscitò la fine del più importante e famoso dissidente russo, a un anno di distanza rimane ben poco.