Ma voi l’avete mai vista una riunione di redazione con Furio Colombo? Per noi, all’epoca giovani giornalisti dell’Unità rimessa in piedi da lui e da Antonio Padellaro, era come doveva essere per i nostri nonni andare al cinematografo. Perché lui, già un signore che aveva fatto un pezzo di storia di questo mestiere, con un’aria nobile a cui mancava solo la tazza di thè, i biscotti e il caminetto dietro, iniziava a collegare cose che erano capitate in una via di Roma o di Milano e che erano rotolate sul tavolone bianco della riunione, con eventi che erano stati un pezzo della storia del mondo. Eventi a cui lui, giornalista, aveva assistito di persona.
Racconti assurdi, lui con i Beatles in India, nell’albergo dove ammazzano Robert Kennedy, sopra il concerto di Woodstock in elicottero, nella Rai degli esordi assieme a Umberto Eco. O di quando aveva accompagnato Che Guevara a New York. Parlava, collegava, spiegava, immaginava e frattanto aveva l’occhio sempre su quella sua America, dove, diceva, c’era un giovane delegato di colore che avrebbe fatto strada, tal Barack Obama.
Addio a Furio Colombo, il giornalista morto a 94 anni. Tra i fondatori del Fatto, fu direttore de L’Unità, inviato Rai e parlamentare col Pd
