Un anno fa, il 7 agosto 2020, il governo Conte approvava uno dei suoi tanti DCPM per imporre l’uso al chiuso delle mascherine. Era il primo segnale che non eravamo fuori dal Covid. Sei mesi fa, il 7 febbraio 2021, Conte era caduto da quattro giorni e Draghi da tre stava mettendo insieme i pezzi per formare un governo di unità nazionale. Era un momento drammatico. La seconda ondata del virus si manifestava assai più violenta della prima e la campagna vaccinale stentava, mentre il piano di rilancio di Conte era giudicato largamente insoddisfacente da alcuni degli stessi partiti della maggioranza.
Ieri, augurando agli italiani buone vacanze, Draghi ha detto "non abbiamo nulla da celebrare", ma i ringraziamenti al Consiglio dei ministri del 5 agosto per il lavoro svolto nel primo semestre di governo sono pur sempre un bilancio. Con toni bassi, tipici del presidente del Consiglio, ma molto espliciti. La soddisfazione del governo è in larga misura condivisibile. Il primo marzo, pochi giorni dopo l’ingresso a palazzo Chigi, Draghi ha sostituito il commissario Arcuri con il generale Figliuolo. Il 27 aprile ha presentato all’Europa un piano di rilancio assai più organico e credibile del precedente. Il 13 maggio ha messo ordine nei servizi di sicurezza sostituendo il generale Vecchione, legato a Conte e protagonista con lui di un tentativo di riordino poco trasparente.





