di Fabio Selleri
Nel duello all’ultimo sangue che contrappone Conte a Grillo, e che purtroppo sta eclissando il dibattito sulla riforma del Movimento, l’accusa più frequente rivolta al Garante dai suoi detrattori riguarda il compenso annuo di 300.000 euro percepito come consulente per la comunicazione. In effetti, è lecito nutrire qualche perplessità sulla congruità di un simile compenso, soprattutto tenendo conto della presenza estremamente saltuaria del fondatore del Movimento nel dibattito pubblico e delle difficoltà nel valutare il suo effettivo apporto alle strutture comunicative. Ma se l’oggetto del contendere, come nel più bellicoso dei divorzi, deve diventare la questione pecuniaria, allora diventa inevitabile dare un’occhiata anche al rendiconto dell’Associazione Movimento 5 Stelle.
Il primo aspetto critico riguarda la sua mancata approvazione da parte dell’Assemblea. L’articolo 10 lettera b) dell’attuale Statuto riconosce agli iscritti da oltre 6 mesi il compito di approvare il bilancio consuntivo. Tuttavia, non risulta che sia mai stata convocata un’assemblea su questo punto: il rendiconto 2023, come i precedenti, è stato approvato dal solo Consiglio Nazionale. Non si tratta di una mancanza meramente formale, in quanto la discussione del bilancio consentirebbe agli iscritti, o almeno ai loro delegati, di chiedere delucidazioni e porre domande che, come vedremo più avanti, rischiano invece di restare senza risposta. Si tratta peraltro di un obbligo tassativamente previsto dalle Linee guida della Commissione di garanzia degli statuti per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici.
