La situazione di mercato per il vino italiano non induce all’ottimismo. I consumi sia interni che soprattutto all’estero vanno a rilento e al quadro congiunturale complesso si aggiunge ora la minaccia di dazi su quello che è il principale sbocco in valore per il vino made in Italy: gli Stati Uniti. In queste condizioni è davvero fuori luogo chiudere la porta a possibili sviluppi come il segmento dei vini senz’alcol o a basso contenuto alcolico ma soprattutto come l’accordo con il Mercosur (sostanzialmente il mercato sudamericano, ndr). È il bilancio che è stato tracciato questa mattina a Roma nel corso del Consiglio nazionale dell’Unione Italiana vini.

«Gli annunciati dazi Usa – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi - rischiano di aggravare una congiuntura già difficile se non si diversifica il mercato e soprattutto se si perseguono politiche di chiusura commerciale». Sotto questo aspetto quindi all’Uiv se da un lato accolgono con favore l’apertura sul tema dei vini dealcolati o dealcolizzati («una micchia che può aprire le porte a nuovi target di Paesi» ha aggiunto Frescobaldi) venuta con la bozza di decreto presentata dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida dall’altro sottolineano la necessità di evitare chiusure commerciali: “L’Unione italiana vini - è stato sottolineato – sostiene fermamente l’accordo tra le Ue e i Paesi del Mercosur”.