C’è una passione che negli anni sono riuscito a passare anche ai miei figli: quella per la montagna. Fin da quando erano piccoli, con loro io e mia moglie abbiamo camminato su mille sentieri del Cai, principalmente in Trentino, ma non solo. Quello che mi ha sempre colpito (e, da padre “montanaro” anche inorgoglito) è che mai in quei casi li ho sentiti lamentarsi del fatto che fossero stanchi, affamati o, men che meno, annoiati. Hanno sempre vissuto la montagna con il giusto spirito; quello della scoperta e del rispetto per lo splendido ambiente in cui ci trovavamo.

Molto spesso ci siamo trovati ad ammirare le cime delle Dolomiti, a salire fino ai sentieri più alti che portano sovente nomi evocativi, come “il sentiero delle aquile” e a divertirci semplicemente osservando la natura o, dato che soffro di vertigini, le mie facce preoccupate quando ci avvicinavamo troppo agli strapiombi.

Per chi ama la montagna, uno dei mostri sacri, se non il mostro sacro, è il K2. Croce e delizia degli alpinisti di tutto il mondo, che attira, spaventa affascina e inebria al tempo stesso. Proprio alla seconda vetta più alta al mondo è dedicato un bellissimo libro da poco in libreria, si intitola, molto semplicemente K2. Un passo dalla vetta. Un passo dalla vita (Rai libri, 206 pp) e a scriverlo è stato Massimiliano Ossini.