di Giovanni M

Dopo varie diatribe interne, tra cui la questione Fitto-Ribera, finalmente è venuta alla luce la nuova Commissione Europea votata, per quel che riguarda il nostro paese, da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Partito Democratico. Una maggioranza talmente risicata che non si era mai vista prima sin dalla sua fondazione: 370 Sì, 282 No e 36 astensioni.

La commissione europea ci dice qualcosa, ovvero come viene percepito quell’organo che incide anche sui governi nazionali: un’entità che, essendo fisicamente lontana, viene percepita come tale, come qualcosa che non può toccarci minimamente, sia per i nostri rappresentanti sia per noi stessi. Al netto delle fazioni, come già detto molte volte, le due leader dei due partiti maggiori d’Italia hanno sempre espresso dissenso nel coalizzarsi. Qui, invece, vista la lontananza, tutto cambia e tutto diventa più ambiguo.

Dalle ultime dichiarazioni di Elly Schlein (“Non sentiamo nostra questa commissione, ma saremo lì a vigilare poiché troppo a destra”) si capisce molto. Se non sente sua questa commissione, perché votarla? Lunga quanto il suo passato da militante nelle istituzioni, motivo per cui questa “bugia bianca” la mette con le spalle al muro. Il fatto di aver tradito ancora una volta il suo elettorato è uno scotto che forse pagherà più avanti, visto anche l’ultimo vertice con i socialisti europei, da cui il riassunto è stato: “mai con la destra”.