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Luca Ricolfi
«La democrazia è a rischio». Luca Ricolfi, sociologo dell’Università di Torino, presidente della Fondazione Hume, in passato accreditato tra i principali intellettuali di sinistra («non credo che la sinistra di oggi sia di sinistra»), fotografa l'ultima settimana di scontri di piazza e di polemiche, con fantocci di ministri dati alle fiamme e la ricomparsa delle minacce degli anarchici, in nome della difesa della donna e contro il governo. Dice Ricolfi: «Quando la violenza di piazza non viene condannata con fermezza né dai partiti della sinistra, né dal maggiore sindacato, né dai media, né dal mondo della cultura... Quando ci si abitua alle intimidazioni nelle università, e al gesto della P-38 nelle piazze. Quando la libertà di espressione appassisce, perché ogni cosa che dici può essere usata contro di te. Quando tutto questo avviene nella indifferenza generale, può anche darsi che non si arrivi a una nuova stagione terroristica, ma è certo che la democrazia è a rischio». Come si spiega il silenzio della sinistra su quanto avvenuto? «Opportunismo e paura. Né Elly Schlein, né Giuseppe Conte, né Maurizio Landini hanno la statura e il coraggio che furono di Luciano Lama, Bruno Trentin, Enrico Berlinguer». E sul patriarcato, di cui ha scritto anche nel suo ultimo libro («Il follemente corretto», La nave di Teseo, ndr), dice Ricolfi: «Nella nostra società è finito da almeno 50 anni, esiste nelle famiglie straniere di fede islamica».
