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Non dovrebbero esserci più dubbi ormai sul fatto che un bipolarismo spinto annebbi i cervelli al punto di non vedere più la realtà delle cose. Si prenda per esempio il caso eclatante dei femminicidi celebrato nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Le militanze di destra e sinistra si sono impegnate a rappresentare il quadro di un mondo che non c'è o meglio c'è, ma in misura numericamente minima rispetto ad altri fenomeni sociali ben più trascurati, come per esempio i pedoni e i ciclisti travolti sulle strade e e sui marciapiedi, i morti incolpevoli sul lavoro, i morti in mare senza soccorsi.

Ed allora giù fiumi di parole per dimostrare se ne uccidano di più i padri padroni bianchi o gli immigrati irregolari neri. E la presidente della commissione Ue che cita il maggiore caso mediatico italiano. E il presidente del consiglio che tiene il punto sul maggior numero di violenze, percentualmente parlando, da parte degli stranieri. E il presidente. E il papa. Tuttavia, dati Istat alla mano, di che cosa stiamo parlando? Nel 2023 sono 63 le donne uccise da un partner o un ex partner in Italia, dove va detto e c'è il tasso più basso di omicidi in tutta Europa. Un numero inferiore all'anno precedente e a quello precedente ancora. Dal Viminale sappiamo che nel 2024 il dato è in ulteriore diminuzione. Alla fine, classificabili come cosiddetti femminicidi, saranno una cinquantina di casi, poco più di una ventina compiuti da stranieri. Sempre troppi, per carità. Ma da qui a farne un'emergenza di tipo sociale ce ne passa, o no?